domenica , 21 Luglio 2019

Il Discorso di S.E. Mons. Filippo Santoro durante l’uscita della Processione dei Misteri 2015

Santoro72Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo,
perché con la tua croce hai redento il mondo!
Sorelle e fratelli,
saluto ciascuno di voi incoraggiandovi nella preghiera in questo santo pellegrinaggio. Saluto le autorità civili, religiose e militari. Saluto il Priore il Cav. Antonello Papalia e il Padre Spirituale monsignor Marco Gerardo, dell’ arciconfraternita del Carmine.
Ecco il mio servo (cfr Is 42), canta il profeta Isaia, adombrando in maniera misteriosa e magnifica il servo sofferente, il giusto. La comunità cristiana della prima ora non poté fare a meno di stupirsi dell aderenza di queste parole profetiche, alle immagini indelebili del Maestro dileggiato dalla soldataglia romana, dai sinedriti e dal popolo. Come pecora muta di fronte ai suoi tosatori il Cristo offre il suo dorso ai flagellatori e la guancia a coloro che gli strappavano la barba, e non apre la bocca per emettere un lamento (cfr  Is 53).
Egli è il servo che Dio sostiene. Il Cristo è un inedito condottiero, un inedito salvatore, che non arringa le folle con la forza della sua voce né con i gesti potenti che gli uomini temono.
Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me (Gv 12,32). e volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv 19,37). Come mai può avvenire questo se lo stesso profeta dice che il servo è obbrobrio come uno dinanzi al quale ci si copre la faccia? (cfr Is 53,3)
Perché come ho detto questa notte all uscita della processione dell Addolorata da San Domenico sebbene il dolore domini oggi la scena,  il protagonista di questi giorni è l amore. L amore di Dio. L amore ci attrae e l amore ci possiede (cfr 2Cor 5,14). Non è un amore generico, simbolico, ideale o platonico. Questo amore si chiama Gesù Cristo che con la potenza redentrice della sua morte e risurrezione, in ogni tempo e in ogni dove è capace di trasformare la perdita in un guadagno, la sofferenza in una doglia del parto verso una nuova vita. È amore quello che contempliamo, certo non l amore romantico e sentimentale, ma quell amore che è carne e sangue. Che è cibo. Che è dono perenne.
Vorrei ribadire anche qui  le motivazioni che mi hanno spinto ad accettare la domanda dell Arciconfraternita del Carmine a poter vivere in questo 2015 il passaggio dei misteri in Taranto Vecchia. Innanzitutto 250 anni di una passione come quella dei confratelli del Carmine sono una ricchezza alla quale questa città deve essere grata. La famiglia dei Calò, la cui residenza era sull Isola volle donare queste statue meravigliose di Gesù morto e dell Addolorata, al pio sodalizio, perché rimasti ben impressionati dalla compostezza dei Perdoni penitenti. Con gli anni il corredo statuario è aumentato e con esso la fede dei tarantini. Questa tradizione conserva tutt oggi ha prerogativa importante, è viva, cioè capace di innovarsi, di creare cambiamento nella vita della gente. Non avrei tutta la stima che ho per le nostre Confraternite se non sapessi che sotto tanti di questi cappucci ci sono dei giovani, dei ragazzi. Quello che viviamo non è un corteo storico, è una processione di persone che si sforzano di credere. Questa processione nelle strade anguste della Taranto Vecchia, il passaggio sul ponte, e non di meno importanza la sosta nel Duomo Cattedrale è per me, insieme al pellegrinaggio notturno dell Addolorata un segno eloquente, un riflettore puntato sul cuore cittadino che ha bisogno di essere ricostruito sotto tutti i profili.
L attenzione alla città vecchia dove risiedo, costituisce la svolta decisiva per Taranto; il riconciliarci con l origine senza fuggire, il verificare gli errori passati imparando da essi per non ripeterli è essenziale per una città che vuole andare avanti sentendo il valore della storia e l importanza del tempo presente. Questo è un tempo decisivo, un occasione che non possiamo perdere. E il tempo della conversione e dell azione. Tutti siamo chiamati a metterci in gioco, autorità e popolo, ciascuno con la sua responsabilità. Ridiamo un cuore  a Taranto. C è tanta gente che aspetta; c è un popolo onesto che ha bisogno di segnali concreti per collaborare alla rinascita. Emarginiamo ogni forma di corruzione e di illegalità come anche di sconforto e di rassegnazione. Ho sempre ripetuto che siamo una città ferita, ma ancora non agonizzante. Un eccellenza come questa della Settimana Santa che si impone a livello nazionale ed oltre; sono però convinto che questa eccellenza deve essere molto meglio valorizzata perché nasce dalla fede e riunisce cultura, arte e storia. Come anche sono convinto che non utilizziamo appieno tutte le ricchezze che abbiamo che abbiamo qui in Città ed in Provincia  e che le dobbiamo far valere a livello regionale e nazionale, mettendoci insieme in un circolo virtuoso.
Taranto vecchia è la testimonianza esistente di un popolo che per necessità e per scarsa lungimiranza ha lasciato depositare troppa cenere sulle braci della propria storia e della propria arte.
Con il senno di poi comprendiamo le potenzialità di questo nostro angolo unico al mondo. Come Chiesa diocesana mettendoci direttamente in causa ho per la città vecchia due progetti che mi stanno particolarmente a cuore. La riapertura del santuario della Madonna della Salute e l apertura di un nuovo centro per senza fissa dimora e per svariate esigenze legate al mondo della povertà, dalla mensa alla barberia, agli ambulatori. La Madonna della Salute in una città come la nostra, aldilà del valore artistico che quella chiesa ha, è un santuario che nel titolo della sua patrona ha una carica simbolica per Taranto che non ha bisogno di spiegazioni. Spero che parimenti all apertura di quel tempio sia maturata ancora di più la nostra consapevolezza sul bene della salute e che si siano fatti passi concreti in quel senso perché possano concedere al popolo di questa terra giorni più sereni, si possa guardare al proprio futuro con minore apprensione.
Il centro Caritas è un impegno di tutta la diocesi, tra l altro le nostre confraternite danno un contributo concreto per la sua realizzazione, segno concreto della loro devozione.
Dopo il tema della salute non dimentico in questa occasione il grande problema del lavoro che ho anche trattato nel precetto pasquale all Eni e all Ilva. Ogni giorno ho visite drammatiche di persone senza lavoro e adesso senza casa. Mi si stringe il cuore di fronte a tanto dolore e con la Caritas cerchiamo di rispondere per quanto possiamo alle varie richieste che abbiamo.
La nostra preghiera si allarga anche al mondo. Un mondo che bussa alla nostra porta e ci interpella come l universo dei migranti che alle spalle hanno guerra e morte. Il Signore ci insegni a non liquidare in facili pregiudizi tanti nostri fratelli: nella città dei ponti non si alzino muri.
Guardando al mondo e all innocente condannato e flagellato, vi chiedo di pregare per tanti fratelli nel mondo che muoiono e sono perseguitati per il semplice fatto di portare il nome di Cristo. Ci raggiunge la notizia del massacro in Kenya di tanti giovani trucidati perché non conoscevano il corano.
Ammazzati dai miliziani islamici somali, decapitati come fa l Isis. Ammazzati perché si rifiutano di coinvolgersi in una guerra santa, e desiderano conservare la loro fede, che parla di rispetto per tutti e di perdono. Rafforziamo i nostri legami con i nuovi martiri, segno eloquente del Cristo vivo, e ringraziamo il Signore che ci consente di professare sulle libere strade il nostro credo.
Tornando a noi ancora una volta voglio ricordare e pregare per i nostri due marò e le loro famiglie; che questa estenuante vertenza sia risolta positivamente quanto prima possibile.
E nel giorno della passione del Signore non possiamo non ricordare la passione di nostri ulivi di Puglia, del nostro Salento. Che il flagello della Xylella non vinca e che i nostri amministratori nazionali e locali intervengano efficacemente per scongiurare l agonia di queste piante che sono parte della nostra vita col mandorlo, con la vite e con il grano, frutto della terra e del nostro lavoro. Sappiamo che papa Francesco sta scrivendo una Enciclica sulla custodia del creato che il nostro cielo, l aria, la terra ed il mare non siano più aggrediti dall inquinamento e dal profitto di una economia che uccide. Che lo sviluppo, e quindi anche l economia sia a servizio della vita e del bene comune.
Guardando alle tante immagini del Cristo che sfilano in questo corteo, alla centralità di Gesù che soffre ci ricordiamo che chi mette il Signore al centro mette l uomo al centro. Ma mi domando la nostra vita ha ancora un centro? O siamo sbattuti da tante cose e non abbiamo più un centro e tutto si riduce all istinto del momento, alle nostre voglie immediate, al desiderio di accumulare e consumare? Ma così non educhiamo più nessuno e domina quella che Papa Francesco chiama la globalizzazione dell indifferenza ed interi popoli e persone sono considerati scarti . Ricordiamo che Gesù è stato scartato, ma ha accolto l ingiusta condanna a morte e ci ha ridonato un centro che salva la vita e la morte. Il centro di questo pellegrinaggio dei Misteri è questo amore infinito. Lui è il centro con il suo perdono e la sua misericordia. Se vogliamo un centro nella nostra vita guardiamo a Lui e seguiamo Lui; che accoglie tutti, anche chi è distante dalla pratica della fede, ma che nel suo cuore cerca la verità e non ha rinunziato ad essa.
Passeranno i Misteri di Cristo nel Borgo e nella Città vecchia, guardiamo a lui, invochiamolo, seguiamo il Signore e lasciamoci toccare il cuore. Lui ci aspetta. Il cambiamento comincia dal suo amore riversato nei nostri cuori. Tutti possiamo essere perdonati in questo anno della Misericordia. Non rassegniamoci, costruiamo insieme rapporti nuovi per il bene di tutti, particolarmente dei più poveri e più soli.
Ci auguriamo un buon pellegrinaggio con le parole del Beato Paolo VI, parole che da qui a poco saranno pronunciate al Colosseo nella Via Crucis presieduta dal santo padre Francesco.
Guardando al Signore diciamo:
Tu ci sei necessario, grande paziente dei nostri dolori,
per conoscere il senso della sofferenza
e dare ad essa un valore d espiazione e di redenzione.
Tu ci sei necessario,
o vincitore della morte,
per liberarci dalla disperazione e dalla negazione
e avere la certezza che non tradisce in eterno.
Tu ci sei necessario, Cristo, Signore, Dio con noi,
per imparare l amore vero e camminare,
nella gioia e nella forza della tua carità,
sulla nostra via faticosa,
sino all’ incontro finale con te amato, con te atteso,
con te benedetto nei secoli. Amen.